C. E. M.

La comunicazione tra persone di lingua diversa è sempre stata un problema rilevante, affrontato di volta in volta con metodi e strumenti non definitivi e spesso discutibili.
 
La soluzione più comune per coloro che non appartengono ai popoli predominanti (dal punto di vista economico, politico, culturale o militare) è sempre stata quella di impararne la lingua, normalmente con grande dispendio di tempo, di energie e anche (perché non dirlo?) di soldi, ma con un risultato quasi sempre modesto se rapportato agli sforzi.

Questa soluzione però fornisce uno strumento per comunicare con persone dei popoli egemoni, e in larga misura con persone di lingue diverse ma non egemoni, ed è perciò la soluzione storicamente adottata con maggiore frequenza per la comunicazione internazionale nella sua forma più essenziale ed elementare, quella cioè rivolta a soddisfare le necessità minime vitali, prescindendo da un "poliglottismo" riservato ad una ristretta élite.
Nel mondo occidentale vediamo prevalere di volta in volta (per citare solo i casi più importanti) il greco, il latino, lo spagnolo, il francese ed ora l'inglese (in altre zone di influenza si usano o si sono usati il russo, il cinese, l'arabo e tante altre lingue).
 
Per quanto in pratica l'uso delle lingue egemoni rappresenti un passo verso la soluzione del problema, non si può certo dire che esso sia la soluzione migliore rispetto al costo e allo sforzo di apprendimento, alla qualità della comunicazione risultante. Persino chi parla come lingua madre una lingua dominante (come l'inglese) soffre nel sentirla maltrattare da chi la usa approssimativamente o in varietà  per lui "dialettali"; e se un britannico, un americano, un australiano e uno scozzese possono avere le loro reciproche difficoltà ad intendersi, tanto più può averle l'italiano che cerca di spiegarsi in inglese con un cinese o un giapponese, pur mantenendo la conversazione nei termini più semplici: infatti in tali casi ogni approfondimento è quasi impossibile.
 
Data questa situazione, l'unica soluzione vantaggiosa per tutti sarebbe l'uso, come seconda lingua, di una lingua neutra, cioè non madre per nessuno, molto facile da imparare, ma flessibile, completa ed espressiva. 

Il CEM sostiene l'esperanto, lingua già utilizzata da qualche milione di persone in tutto il mondo, che ha tutte le caratteristiche necessarie a un'efficace comunicazione fra persone di culture diverse, si può imparare molto bene in qualche settimana di studio non intenso con costi prossimi allo zero (e gratis su Internet), e finora si è sempre dimostrata pari a qualunque esigenza di comunicazione.